CNOP denuncia il caso Genova: counseling senza psicologi
Il CNOP ha scritto alla Ministra Roccella per denunciare un protocollo del Comune di Genova che affida attivita di counseling a personale non iscritto all'Albo.
CNOP denuncia il caso Genova: counseling senza psicologi
Il 28 luglio 2026 il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha trasmesso una nota formale alla Ministra per la Famiglia, la Natalita e le Pari Opportunita, Eugenia Maria Roccella, per segnalare un caso che tocca da vicino tutti i professionisti della psicologia. Oggetto della comunicazione: un Protocollo sottoscritto dal Comune di Genova che prevede l’erogazione gratuita di attivita di counseling, ascolto, sostegno e supporto alla genitorialita. Il problema non e il servizio in se, ma chi lo eroghera: il protocollo non riserva queste attivita a psicologi iscritti all’Albo, aprendo di fatto la porta a operatori senza abilitazione professionale.
Cosa prevede il protocollo del Comune di Genova
Il Comune di Genova ha firmato un accordo per offrire gratuitamente ai cittadini attivita di counseling, ascolto e sostegno psicologico, compreso il supporto alla genitorialita. Attivita che, per contenuto e finalita, rientrano a pieno titolo tra quelle riservate dalla legge agli psicologi iscritti all’Albo professionale.
Il punto critico sollevato dal CNOP e che il protocollo non specifica che queste prestazioni debbano essere affidate esclusivamente a professionisti abilitati. In assenza di un vincolo esplicito, il rischio concreto e che il servizio venga erogato da figure non regolamentate, con una duplice conseguenza: da un lato, i cittadini ricevono interventi senza le necessarie garanzie di competenza e deontologia; dall’altro, si legittima di fatto un esercizio abusivo della professione psicologica, ai sensi dell’articolo 348 del Codice Penale.
La richiesta del CNOP alla Ministra Roccella
Nella nota del 28 luglio, il CNOP ha rinnovato alla Ministra una richiesta gia avanzata in precedenza: l’emanazione urgente di una circolare interpretativa rivolta a Regioni ed enti locali, che precisi in modo inequivocabile l’obbligo di affidare esclusivamente a psicologi iscritti all’Albo le attivita di counseling, prevenzione, sostegno alla genitorialita e ascolto specialistico.
La richiesta non riguarda solo Genova. Il caso ligure e emblematico di una tendenza piu ampia: sempre piu spesso enti pubblici e amministrazioni locali attivano sportelli di ascolto e counseling senza coinvolgere psicologi abilitati, spesso appellandosi a figure come “counselor” non regolamentate dalla legge italiana. Una circolare ministeriale chiuderebbe questa zona grigia, dando alle Regioni e ai Comuni un riferimento certo su chi puo e chi non puo erogare questi servizi.
Cosa significa per gli psicologi liberi professionisti
Per chi esercita la professione con partita IVA, la vicenda ha implicazioni dirette. Ogni volta che un ente pubblico affida attivita di counseling a personale non abilitato, lo fa tipicamente a costo zero o quasi, erodendo lo spazio di mercato per i professionisti regolarmente iscritti all’Albo, che su quelle stesse attivita pagano tasse, contributi ENPAP e formazione obbligatoria.
In concreto: uno psicologo che vorrebbe proporsi al Comune per gestire uno sportello di ascolto deve presentare un preventivo, dimostrare competenze, rispettare obblighi deontologici e fiscali. Un accordo che bypassa l’Albo azzera questi requisiti e crea una concorrenza sleale, oltre che pericolosa per l’utenza.
La vicenda si inserisce in un contesto piu ampio di tutela della professione, che tocca anche aspetti fiscali e previdenziali. Dalla riforma ENPAP alle regole sulla fattura elettronica, il 2026 sta ridefinendo il perimetro entro cui gli psicologi italiani operano. Dentro questo perimetro, la riserva di attivita e il primo requisito: senza quello, il resto delle tutele perde efficacia.
Cosa puo succedere adesso
La palla ora passa al Ministero. Se la circolare interpretativa richiesta dal CNOP venisse emanata, Regioni e Comuni avrebbero un vincolo chiaro: ogni attivita di counseling e sostegno psicologico, anche se gratuita, deve essere affidata a psicologi iscritti all’Albo. Un passo che rafforzerebbe la posizione di tutti i professionisti del settore, dai dipendenti pubblici ai liberi professionisti in regime forfettario.
Nel frattempo, il caso Genova resta un campanello d’allarme. Dimostra che la tutela della professione non e un’acquisizione definitiva ma un presidio da mantenere attivo, soprattutto quando le amministrazioni locali cercano soluzioni a basso costo per rispondere alla crescente domanda di supporto psicologico della popolazione.