Giovani psicologi: la sfida previdenziale secondo ENPAP
Il presidente ENPAP Federico Conte sulle difficoltà dei giovani psicologi: reddito discontinuo, costi di formazione e divari di genere.
Giovani psicologi: la sfida previdenziale secondo ENPAP
Chi entra oggi nella professione di psicologo si trova davanti a un percorso più lineare sul piano burocratico, ma altrettanto complesso su quello economico. Il presidente dell’ENPAP Federico Conte ha tracciato un quadro dettagliato delle criticità che attendono i giovani iscritti, in un momento in cui la sostenibilità della categoria è al centro del dibattito previdenziale. I numeri confermano la portata del tema: l’ente conta oltre 87.000 posizioni attive, con una popolazione professionale composta per quasi l’84% da donne.
Un avvio professionale più rapido ma più costoso
La legge n. 163 del 2021 ha eliminato il tirocinio post-laurea introducendo i titoli universitari abilitanti. Il risultato è che i giovani laureati si affacciano al mondo del lavoro prima rispetto al passato. Questo accesso anticipato, tuttavia, porta con sé una sfida immediata: colmare il divario tra la formazione accademica e le competenze operative richieste dal mercato.
Corsi di specializzazione, master, aggiornamento continuo: la costruzione di una professionalità solida richiede investimenti significativi proprio nei primi anni di carriera, quando il reddito è ancora discontinuo e il potere contrattuale limitato. Un paradosso che accomuna molti giovani liberi professionisti, ma che nella psicologia assume contorni particolari per via di tariffe medie contenute e un mercato del lavoro frammentato.
Reddito discontinuo e posizionamento incerto
Secondo quanto emerso dall’analisi del presidente Conte, chi si iscrive per la prima volta all’ENPAP affronta quasi sempre i primi anni con un reddito irregolare. La fase di avvio è caratterizzata da un triplice ostacolo: costruire una rete di pazienti, definire un posizionamento professionale riconoscibile e maturare il potere contrattuale necessario per applicare tariffe sostenibili.
Il tutto in un contesto in cui la domanda di psicologia è in crescita, trainata anche dalla maggiore consapevolezza post-pandemia, ma la competizione tra professionisti resta elevata e il valore percepito della prestazione non sempre si traduce in compensi adeguati. La riforma dei contributi previdenziali in discussione al Ministero del Lavoro rende questo quadro ancora più delicato: ogni punto percentuale di aumento pesa di più su chi ha un fatturato basso e irregolare.
Il divario di genere
Un dato strutturale che emerge con chiarezza è la composizione della categoria: oltre otto psicologi su dieci sono donne. Secondo il presidente ENPAP, questa prevalenza femminile espone la professione agli stessi svantaggi che caratterizzano altri settori a forte presenza femminile, in termini di bias culturali e disparità economica.
Il gender gap nella psicologia non si misura solo nei compensi: riguarda anche la progressione di carriera, l’accesso a incarichi dirigenziali nel pubblico e la capacità di costruire una posizione previdenziale solida. Una professionista che interrompe o riduce l’attività per motivi familiari accumula meno contributi, con effetti diretti sull’importo della pensione futura.
L’Osservatorio sulla Professione come risposta
Proprio per affrontare queste criticità in modo strutturato, l’ENPAP ha recentemente istituito l’Osservatorio sulla Professione, un tavolo permanente con le organizzazioni sindacali della categoria. L’organismo, insediatosi il 22 luglio a Roma, punta a incrociare i dati amministrativi dell’ente con le segnalazioni dirette di chi opera sul campo.
Tra i temi prioritari dell’Osservatorio figurano proprio le condizioni di accesso alla professione per i giovani, l’evoluzione del reddito medio e l’impatto delle riforme previdenziali sulle diverse fasce di fatturato. Avere dati aggiornati e pubblici su questi aspetti significa per i laureandi e i neolaureati poter valutare con più realismo le prospettive economiche della professione prima di investire anni e risorse nella formazione post-laurea.
Cosa possono fare i giovani psicologi oggi
In attesa che le politiche previdenziali e di categoria producano effetti concreti, ci sono alcune scelte che ogni giovane professionista può adottare fin dai primi passi. La prima è conoscere esattamente quanto incide ogni euro di fatturato sul guadagno netto reale, tenendo conto di imposta sostitutiva, contributi previdenziali e costi di gestione.
La seconda è costruire da subito una strategia tariffaria sostenibile: troppi psicologi alle prime armi applicano tariffe troppo basse per attrarre pazienti, entrando in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. La terza è tenere traccia puntuale di entrate, uscite e contributi versati, in modo da sapere in ogni momento qual è la propria situazione economica reale, non solo percepita.