Naya: il Chatbot IA che Sfida gli Psicologi | Psicologo Pro
Lanciata a Torino la versione beta di Naya, chatbot IA per il benessere emotivo della Gen Z. Cosa cambia per i liberi professionisti.
Il 20 luglio 2026 la startup torinese Bmind ha lanciato la versione beta di Naya, un chatbot basato su intelligenza artificiale progettato per offrire supporto al benessere emotivo. Il target dichiarato è la Generazione Z, ma il prodotto solleva interrogativi concreti per tutti gli psicologi liberi professionisti: cosa significa l’arrivo di un confidente virtuale accessibile 24 ore su 24 per chi fino a ieri cercava un terapeuta umano?
Cos’è Naya e come funziona
Naya si presenta come un confidente virtuale, non come un terapeuta. La distinzione è importante ed è rivendicata dalla stessa startup: Bmind ha scelto di posizionare il prodotto nel campo del benessere emotivo, separandosi consapevolmente dai competitor attivi nella psicologia online.
Il sistema utilizza una memoria longitudinale, progettata per mantenere il filo delle conversazioni nel tempo simulando una relazione continuativa con l’utente. Ascolta, elabora e risponde attraverso un’interfaccia conversazionale accessibile da qualsiasi dispositivo. Il team di sviluppo, composto da ingegneri e psicologi, ha integrato layer di sicurezza che monitorano i segnali di pericolo: se il chatbot rileva contenuti che suggeriscono un rischio per l’utente, lo reindirizza verso professionisti umani o servizi di emergenza.
La scelta di puntare sulla Generazione Z non è casuale. I giovani tra i 18 e i 27 anni sono il segmento demografico che mostra la maggiore familiarità con le interfacce conversazionali e, allo stesso tempo, i tassi più elevati di disagio psicologico dichiarato. Naya intercetta un bisogno reale: accessibilità immediata, zero stigma, costo contenuto o nullo nella fase beta.
Chi c’è dietro: Bmind e l’ecosistema torinese
Bmind è nata nel 2023 all’interno dell’incubatore 2I3T dell’Università di Torino. L’azienda ha sviluppato Naya in collaborazione con il Politecnico di Torino, integrando competenze di ingegneria informatica e psicologia clinica in un unico prodotto.
Il progetto ha ottenuto il sostegno di Finpiemonte, la finanziaria regionale che supporta iniziative strategiche per il territorio, ed è stato inserito tra i progetti del Polo ICT piemontese. La combinazione di capitale pubblico, ricerca universitaria e competenze cliniche rende Naya un caso diverso dai chatbot generalisti sviluppati all’estero: non è un adattamento italiano di un prodotto globale, ma un progetto nato e sviluppato interamente in Italia, con una sensibilità specifica verso il contesto normativo e professionale locale.
L’intelligenza artificiale negli studi professionali: dai dati alla realtà
Il lancio di Naya arriva in un momento in cui il rapporto tra psicologi e intelligenza artificiale è già oggetto di analisi approfondita. I dati fotografano una professione divisa tra adozione pragmatica e richiesta di regole chiare.
La questione non è più se l’IA entrerà negli studi professionali, ma con quali strumenti, con quale preparazione e con quali tutele per i pazienti. Naya rappresenta un test concreto: un prodotto italiano, sviluppato con psicologi nel team, che si rivolge direttamente al pubblico bypassando il canale professionale tradizionale.
AI Act e confini normativi: cosa dice la legge
Il contesto normativo è in rapida evoluzione. Dal 2 agosto 2026 scattano gli obblighi previsti dall’AI Act europeo, che classifica i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in ambito sanitario come ad alto rischio. Qualsiasi strumento AI che entra in contatto con la salute mentale delle persone ricade potenzialmente in questa categoria.
Per Naya il quadro è sfumato: posizionandosi come strumento di benessere emotivo e non come dispositivo medico, il chatbot potrebbe collocarsi in una zona grigia normativa. Ma se il sistema raccoglie dati sensibili, elabora stati emotivi e indirizza verso professionisti, il confine con un dispositivo ad alto rischio si assottiglia.
Per gli psicologi liberi professionisti che già utilizzano strumenti AI nella pratica clinica, gli obblighi dell’AI Act sono più definiti e immediati: trasparenza verso i pazienti, tracciabilità delle decisioni prese con supporto AI, sorveglianza umana costante e responsabilità professionale non delegabile.
Cosa significa per uno psicologo libero professionista
L’arrivo di Naya non è una minaccia diretta per chi lavora in studio con pazienti adulti in percorsi strutturati. Ma segnala un cambiamento nel modo in cui le persone, soprattutto le più giovani, si avvicinano al supporto psicologico.
Tre implicazioni concrete per chi ha uno studio privato:
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Concorrenza indiretta sul primo accesso. Se un ventenne con sintomi ansiosi trova sollievo immediato in un chatbot gratuito, potrebbe non arrivare mai alla porta di uno studio. Il primo contatto con il supporto psicologico si sposta dal professionista all’algoritmo.
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Percezione del valore della seduta. Un’ora di terapia con un professionista costa tra 50 e 90 euro. Un chatbot è gratuito o quasi. La disponibilità di alternative a costo zero cambia la percezione del valore del lavoro psicologico, anche per chi cerca un percorso serio.
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Nuove competenze necessarie. Capire cosa fanno i chatbot, come funzionano, quali sono i loro limiti reali diventa parte della cassetta degli attrezzi del professionista. Non per usarli, ma per saperne parlare con i pazienti che li usano.
Il tema non è se Naya avrà successo o meno. Il tema è che il mercato del benessere psicologico si sta allargando a strumenti che non sono regolamentati come professioni sanitarie ma competono per la stessa domanda di aiuto. Per uno psicologo libero professionista, conoscere questo scenario è parte della gestione strategica dello studio tanto quanto conoscere il regime forfettario o i contributi ENPAP.