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Psicologi Cure Primarie: 42 Contratti Case Comunità Catania

Completata la squadra dei 42 psicologi delle cure primarie nelle Case della Comunità di Catania. Un modello di sanità territoriale in espansione.

La sanità pubblica italiana sta investendo sulla psicologia territoriale, e i numeri cominciano a essere significativi. Il 21 luglio 2026 l’Asp di Catania ha completato la contrattualizzazione di 42 psicologi delle cure primarie, destinati a operare nelle Case della Comunità della provincia. Dopo la prima tranche di 21 incarichi firmata il 23 giugno scorso, l’azienda sanitaria ha siglato i contratti per i restanti 21 professionisti, portando a regime un progetto che ridisegna l’accesso al supporto psicologico sul territorio.

La psicologia delle cure primarie nel territorio catanese

Le Case della Comunità sono strutture di prossimità previste dal PNRR, pensate per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini. Inserire psicologi in questi presidi significa offrire una prima risposta a bisogni che altrimenti resterebbero senza ascolto o finirebbero per sovraccaricare i servizi specialistici. I 42 professionisti contrattualizzati dall’Asp di Catania copriranno l’intera provincia, dalle aree urbane ai comuni più periferici, in un modello organizzativo che punta sull’integrazione con medici di base, infermieri e assistenti sociali già presenti sul territorio.

L’iniziativa rientra nel più ampio quadro della psicologia delle cure primarie, una figura professionale che sta prendendo forma in diverse regioni italiane. La Sicilia, con Catania in prima linea, si allinea a un movimento nazionale che ha visto la Lombardia approvare una legge dedicata a novembre 2025 con uno stanziamento di 36 milioni in tre anni, e altre regioni come Puglia, Toscana e Campania attivare sperimentazioni e servizi strutturati.

Cosa fanno gli psicologi nelle Case della Comunità

I professionisti assunti dall’Asp di Catania hanno un mandato ampio e articolato. Il loro lavoro spazia dall’ascolto e supporto a persone, coppie e famiglie in difficoltà, alla gestione degli aspetti psicologici legati alle patologie croniche, fino al supporto ai caregiver e alla promozione di attività di prevenzione. Non si tratta di psicoterapia in senso stretto, ma di un intervento di primo livello che intercetta il disagio prima che si cronicizzi e orienta il cittadino verso il percorso più adeguato.

Questo approccio è particolarmente rilevante in una provincia come quella catanese, caratterizzata da forti disomogeneità territoriali e da una domanda di salute mentale in crescita. La presenza di uno psicologo nella Casa della Comunità abbatte barriere geografiche e culturali: chi vive in un piccolo comune non deve più spostarsi di decine di chilometri per un primo colloquio. E la gratuità del servizio rimuove l’ostacolo economico che spesso tiene lontane le fasce più fragili della popolazione.

Un’opportunità per i professionisti, tra pubblico e privato

Per gli psicologi coinvolti, questi contratti rappresentano un’opportunità concreta di inserimento nel servizio pubblico. In una professione dove la libera professione resta la strada più battuta, l’ampliamento dell’offerta pubblica allarga il ventaglio delle possibilità. Molti professionisti scelgono di integrare l’attività privata con incarichi nel servizio sanitario, costruendo un percorso professionale diversificato e più stabile.

Chi lavora come libero professionista e valuta un inserimento nel pubblico deve considerare l’impatto sul proprio regime fiscale. Lo psicologo che opera in regime forfettario e percepisce anche redditi da lavoro dipendente o assimilati deve verificare il rispetto dei limiti previsti dalla normativa per non perdere l’agevolazione. La convivenza tra i due canali di reddito è possibile, ma richiede una pianificazione fiscale attenta.

Un modello che si consolida

L’esperienza catanese si inserisce in un trend che sta cambiando il volto della psicologia italiana. Il passaggio da una professione quasi esclusivamente privata a una presenza strutturata nel servizio sanitario pubblico è un processo lento ma in accelerazione. Le Case della Comunità, concepite come hub territoriali di prossimità, sono il luogo naturale per questo sviluppo. La presenza di 42 psicologi in una singola provincia dimostra che il modello è scalabile e che le amministrazioni locali stanno investendo risorse concrete.

Resta da vedere con quali tempi e modalità altre regioni seguiranno l’esempio. La frammentazione del quadro normativo regionale resta un nodo: ogni territorio si muove con proprie leggi, tempistiche e risorse, creando un mosaico di opportunità disomogenee. Ma la direzione è chiara, e i 42 contratti firmati a Catania ne sono la conferma più recente.