Riforma ENPAP 2026: Le Proteste degli Psicologi e Cosa Cambia per il Regime Forfettario
Il 2026 si sta rivelando un anno cruciale per la previdenza degli psicologi italiani. Dopo mesi di discussioni e mobilitazioni, il 23 aprile 2026 il Consiglio di Indirizzo Generale dell'ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi) ha approvato a maggioranza la riforma previdenziale che ridisegna il futuro contributivo della categoria. Una decisione che ha portato, per la prima volta nella storia, gli psicologi a scendere in piazza a Roma il 12 giugno scorso, in quella che è stata definita la "Manifestazione degli Inginocchiati".
Ma cosa prevede esattamente la riforma? Quanto aumenteranno i contributi? E cosa significa tutto questo per uno psicologo libero professionista, specialmente se in regime forfettario?
Cosa prevede la riforma: le nuove aliquote ENPAP
La riforma approvata dal Consiglio ENPAP introduce un aumento significativo delle aliquote contributive, con l'obiettivo dichiarato di garantire pensioni future più adeguate. Ecco i numeri, confermati da fonti multiple tra cui Il Sole 24 Ore, Il Corriere Nazionale e l'intervista al Presidente ENPAP Federico Conte pubblicata dall'Istituto HFC:
- Contributo soggettivo: passa dall'attuale 10% al 15% del reddito professionale netto. L'aumento è graduale: +1% all'anno a partire dal 2027, fino a raggiungere il 15% nel 2031.
- Contributo integrativo: raddoppia, passando dal 2% al 4% a partire dal 1° gennaio 2027. Questo contributo — lo ricordiamo — viene applicato in fattura e quindi ricade direttamente sui pazienti.
Complessivamente, l'aliquota contributiva minima passa dal 12% al 19% del reddito. In termini percentuali, l'aumento è del 50% per i contributi obbligatori e del 100% per quelli integrativi (fonte: Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2026).
Secondo quanto riportato dal Presidente ENPAP Federico Conte nell'intervista a Istituto HFC, l'incremento reale sarà comunque graduale: si parte con un +2,43% nel 2027, per poi salire dello 0,66% all'anno fino al 5,08% nel 2031, anno in cui la riforma entrerà a pieno regime.
Perché l'ENPAP ha deciso l'aumento
La motivazione ufficiale, espressa dal Presidente Conte, è chiara: le pensioni attuali degli psicologi sono tra le più basse in assoluto tra le categorie professionali. I pensionati ENPAP percepiscono in media circa 300 euro al mese. Con l'attuale sistema, uno psicologo che versa per 40 anni con un reddito medio di 26.500 euro (il reddito medio dichiarato della categoria) arriverebbe a una pensione di circa 488 euro mensili. Con la riforma, quella stessa pensione salirebbe a circa 1.159 euro al mese (fonte: Il Sole 24 Ore).
«Nessun lavoratore in Italia versa meno di noi — ha dichiarato Conte — ma a fronte di ciò abbiamo le pensioni più basse».
La protesta: 12 giugno 2026, gli psicologi in piazza
Non tutti gli iscritti, però, sono d'accordo. Anzi. La riforma ha generato una mobilitazione senza precedenti. Sono state raccolte oltre 11.000 firme (fonte: ProfessionePsicologo, 28 aprile 2026) per chiedere di fermare l'aumento, coordinate dal gruppo "Agire per ENPAP" e da Mauro Grimoldi, diventato il portavoce della protesta. Firme che, stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, sono state ignorate dalla dirigenza ENPAP.
Il 12 giugno 2026 si è così tenuta a Roma, davanti alle sedi del Ministero del Lavoro e del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), la prima manifestazione nazionale di piazza degli psicologi italiani. L'evento, riportato dall'ANSA l'8 giugno, è stato ribattezzato la "Manifestazione degli Inginocchiati" (fonte: Il Corriere Nazionale, 14 giugno 2026).
La preoccupazione principale dei manifestanti è che l'aumento dei contributi riduca ulteriormente il reddito disponibile di una categoria che già presenta redditi medi relativamente bassi rispetto ad altre professioni sanitarie. Inoltre, l'aumento del contributo integrativo (che passa in fattura) rischia di far salire le tariffe delle sedute, rendendo il supporto psicologico privato meno accessibile — un paradosso in un'epoca in cui il tema della salute mentale è sempre più centrale.
Una categoria divisa
Va detto che la categoria non è compatta. Una parte degli iscritti ENPAP ritiene l'aumento necessario per garantire pensioni dignitose in futuro. Sui social e nei dibattiti professionali il tema è stato acceso, con posizioni spesso inconciliabili tra chi guarda al presente (reddito disponibile oggi) e chi guarda al futuro (pensione domani).
A che punto è l'iter: cosa manca per l'entrata in vigore
Un punto cruciale, spesso trascurato nel dibattito: la riforma non è ancora in vigore. L'ENPAP è un ente di diritto privato che gestisce la previdenza obbligatoria e, in quanto tale, non può modificare autonomamente i propri regolamenti. L'articolo 33 del regolamento ENPAP prevede infatti che le modifiche decorrano dall'anno successivo all'approvazione definitiva da parte dei Ministeri vigilanti (Ministero del Lavoro e MEF), come previsto dal D.Lgs. 509/1994 (fonte: Il Corriere Nazionale).
Al momento, quindi, la palla è nei Ministeri. Se l'approvazione arriverà entro dicembre 2026, le nuove aliquote scatteranno dal 2027. In caso contrario, tutto slitterà.
Nel frattempo, per il 2026, restano in vigore le aliquote attuali: 10% di contributo soggettivo (con minimo di 856 euro) e 2% di contributo integrativo.
Cosa significa per gli psicologi liberi professionisti in regime forfettario
Per chi esercita in regime forfettario — la maggioranza degli psicologi liberi professionisti — l'impatto della riforma si farà sentire su due fronti:
- Contributo soggettivo: aumenta la percentuale applicata sul reddito netto, riducendo il guadagno disponibile. Trattandosi di contributi previdenziali obbligatori, questi restano integralmente deducibili dal reddito imponibile.
- Contributo integrativo: passa dal 2% al 4% in fattura, il che significa che una seduta da 60 euro vedrà l'aggiunta di 2,40 euro (anziché gli attuali 1,20). Un aumento che rischia di pesare sulla domanda dei pazienti.
Per chi è in regime forfettario, che già applica un coefficiente di redditività del 78% sul fatturato, tenere sotto controllo la pressione contributiva e fiscale diventa ancora più importante. La pianificazione finanziaria dello studio non è mai stata così cruciale.
L'appuntamento del 30 giugno: scadenze fiscali per i forfettari
A proposito di pianificazione: ricordiamo che il 30 giugno 2026 scade il termine per il versamento del saldo e primo acconto delle imposte per chi è in regime forfettario (con possibilità di rateizzazione o versamento entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%). Un appuntamento che riguarda migliaia di psicologi con partita IVA e che richiede di avere ben chiari i propri numeri: fatturato, coefficiente di redditività, contributi ENPAP versati e imposta sostitutiva dovuta.
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