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Psicoterapia via IA: Therapeak si ritira dall'Italia

Therapeak, piattaforma di psicoterapia basata su IA, esce dal mercato italiano dopo l'azione del CNOP. Ecco cosa cambia per psicologi e pazienti.

La piattaforma Therapeak, che proponeva interazioni presentate come terapia, sostegno psicologico e supporto psicoterapeutico erogati tramite intelligenza artificiale, non è più accessibile dall’Italia. Dopo un’azione legale condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, la società si è ritirata dal mercato italiano. Per chi lavora in studio e per i pazienti, la vicenda segna un precedente concreto su come si contrasta l’esercizio abusivo della professione in forma digitale.

Cos’era Therapeak e perché ha allarmato la categoria

Therapeak B.V., società con sede nei Paesi Bassi, offriva un servizio che qualificava le proprie interazioni come terapia, sostegno psicologico e supporto psicoterapeutico, interamente gestite da sistemi di intelligenza artificiale. Il punto critico non era la tecnologia in sé, ma la cornice in cui veniva presentata: un algoritmo che si proponeva come alternativa terapeutica senza alcuna abilitazione professionale, al di fuori delle regole che tutelano la salute dei pazienti e la professione psicologica.

Il rischio non era teorico. Chi cercava aiuto online poteva incontrare un interlocutore automatico presentato come terapeuta, senza la possibilità di distinguere un percorso clinico vero da una simulazione conversazionale. Per la categoria, si trattava di un caso esplicito di esercizio abusivo trasferito su scala digitale e internazionale, capace di aggirare i confini che valgono per chi opera in studio.

I tre passaggi dell’azione legale del CNOP

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha reagito con un ricorso d’urgenza, per inibire la diffusione della piattaforma in Italia. Il percorso giudiziario si è articolato in tre momenti:

  • Ricorso cautelare: l’Ordine ha promosso un’azione urgente per bloccare il servizio sul territorio nazionale.
  • Prima ordinanza: il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso in prima istanza, con ordinanza del 1° agosto 2026.
  • Reclamo: l’Ordine ha impugnato la decisione davanti alla sezione feriale civile dello stesso Tribunale, discussa il 2 settembre 2026.

L’esito del reclamo è stato di parziale accoglimento. La richiesta di inibitoria è stata rigettata nel merito, ma il Tribunale ha riconosciuto la piena legittimazione del CNOP ad agire a tutela degli interessi della professione e degli utenti, disponendo anche la riduzione delle spese di lite.

Il nodo formale: il trasferimento in Turchia

Il punto su cui il Tribunale si è fermato ha natura formale, non sostanziale. Durante le azioni condotte contro la piattaforma, la società olandese aveva trasferito la gestione operativa alla consociata turca Therapeak Teknoloji Limited Şirketi. Questo passaggio societario ha reso impossibile imputare formalmente la condotta alla società convenuta in giudizio.

La vicenda mette in luce una lacuna regolatoria rilevante: una piattaforma digitale che eroga servizi psicologici tramite intelligenza artificiale può sottrarsi alle responsabilità semplicemente modificando la propria struttura societaria. È un limite che riguarda non solo questo caso, ma l’intero perimetro della professione nell’era dei servizi automatizzati transfrontalieri.

Cosa significa per psicologi e pazienti

Il risultato sostanziale è comunque positivo: Therapeak non è più accessibile in Italia. La piattaforma, a fronte dei numerosi procedimenti avviati per la tutela della professione e dell’utenza, si è ritirata dal mercato nazionale. L’obiettivo primario, la protezione dei cittadini, è stato raggiunto.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. Gli strumenti di intelligenza artificiale stanno entrando con forza nel perimetro della salute mentale, dai chatbot per il benessere emotivo come Naya fino ai sistemi che promettono un accompagnamento terapeutico. Per un professionista è utile conoscere anche il quadro normativo di riferimento, a partire dagli obblighi introdotti dall’AI Act europeo, che classifica come ad alto rischio i sistemi di intelligenza artificiale impiegati in ambito sanitario.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il caso non si chiude con il ritiro della piattaforma. Il CNOP ha annunciato che continuerà a monitorare il fenomeno e a presidiare l’esercizio abusivo della professione in tutte le sedi opportune. Per chi esercita in proprio, la lezione è duplice: da un lato il riconoscimento che l’azione istituzionale può fermare operatori che agiscono fuori dalle regole, dall’altro la consapevolezza che il confine tra benessere digitale e professione sanitaria resta un terreno da presidiare con attenzione.

Nei prossimi mesi conviene seguire l’evoluzione normativa e giurisprudenziale su questi temi. La velocità con cui compaiono strumenti capaci di simulare una relazione terapeutica rende la vigilanza un tema professionale, non solo istituzionale. Chi conosce il fenomeno sa spiegarlo ai propri pazienti e sa distinguere ciò che rientra nella professione da ciò che ne imita soltanto la forma.